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Il Bilinguismo Infantile non crea confusione nella mente del bambino. I vantaggi del Code Switching.

Prima di tutto occorre fare una precisazione: il cervello, soprattutto quello di un bambino, è perfettamente in grado di gestire due o più lingue simultaneamente fin dalla nascita. Questo avviene perché nei primi anni di vita possiede la massima ricettività nei confronti del linguaggio: i bambini, infatti, imparano qualsiasi lingua senza sforzo, proprio come imparano a camminare.

L’età è fondamentale per l’apprendimento ottimale. Secondo diversi ricercatori, il periodo migliore è l’infanzia, dal momento che i bambini possono apprendere una seconda lingua in modo naturale e con più facilità. Negli anni prescolari si impara attraverso il gioco e il divertimento: la curiosità del bambino e il forte desiderio di comunicare, facilitano il processo di sviluppo linguistico.

Johnson e Newport, nel loro libro “Critical period effects on universal properties of language: the status of subjacency in the acquisition of a second language” dimostrano che: “Le competenze dei madrelingua sono raggiunte da chi parla una seconda lingua solo nel caso in cui l’acquisizione sia avvenuta prima del settimo anno.” Questo avviene perché, come dimostrano diversi studi, si attivano aree corticali diverse a seconda che la seconda lingua sia acquisita prima o dopo tale età.

Molti studi svolti in ambito evolutivo degli ultimi anni, dimostrano, inoltre, che il bilinguismo infantile favorisce lo sviluppo cognitivo.

Una ricerca, condotta da Maria Kihlstedt, professoressa dell’Università Paris-X Nanterre e psicolinguista, prova che lo studio precoce di una seconda lingua permette al bambino di acquisire un’ampia elasticità mentale e una percezione accurata delle regole comunicative. I vantaggi si noteranno fin da subito con:

  • una maggiore capacità di problem solving;
  • una più sviluppata attitudine a concentrarsi ed a praticare l’attenzione selettiva;
  • l’acquisizione e la riproduzione dei suoni come un madrelingua;
  • un cervello molto più attivo, allenato ed elastico;
  • migliori performance nei test operativi;
  • una maggiore capacità di memorizzare le informazioni;
  • un cervello più sano e complesso;
  • una spiccata empatia e valutazione di prospettive diverse dalla loro.

La domanda a questo punto sorge spontanea: perché i genitori sono spaventati nel far apprendere la seconda lingua prima dei sette anni?

È credenza errata quella di pensare che il bilinguismo dei bambini rallenti il loro apprendimento dell’italiano: studi molto recenti hanno dimostrato che i modelli di apprendimento bilingue sono molto simili a quelli monolingue. I bambini, infatti, producono i primi suoni e parole alla stessa età.

Un’altra preoccupazione molto diffusa è quella di ritenere che il bilinguismo infantile crei confusione nella mente del bambino.  Ciò è dovuto al fenomeno noto come “Code mixing”.

Si tratta di un evento molto frequente che consiste nel prendere in prestito parole e strutture grammaticali dalla lingua nativa. È stato inizialmente interpretato come un segnale del fatto che i due idiomi si fossero fusi, ma in realtà, studi recenti, dimostrano che i bambini tengono le due lingue separate fin dall’inizio; il code mixing serve solamente come espediente per supplire alla mancanza di lessico. Lo sviluppo lessicale dei bilingui procede allo stesso ritmo dei bambini monolingui, ma essendo suddiviso tra le due lingue è frequente che debbano fare incursioni nei due vocabolari.

Non si tratta dunque di un errore, quanto di una risorsa.

Resta comunque un fenomeno passeggero dal momento che tutti i bambini superano questa fase.

Successivamente, il bambino bilingue può decidere di utilizzare questa alternanza di codici volutamente, ma la riproduzione non è mai lasciata al caso: l’interlocutore svolge un ruolo dominante in questa scelta, più precisamente il numero di lingue che conosce; si tratta del “Code Switching”, utilizzato come espediente per una comunicazione più efficace e per trasmettere messaggi complessi.

Il neurolinguista Grosjean, Professore Emerito presso l’Università di Neuchatel in Svizzera, nel suo libro “Bilingualism: Life and Reality” parla di “Modalità Bilingue” e la descrive come: “Il livello dello stato d’attivazione delle lingue condivise dai parlanti nel corso della conversazione”.

Nel caso di interlocutore monolingue, una delle due lingue conosciute non sarà necessaria, quindi ignorata. Quando, invece, si condividono entrambe le lingue, queste verranno attivate: i parlanti potranno mescolare vocaboli, passare da una all’altra, facendo così risultare la conversazione più ricca e stimolante.

Il nostro modo di concepire le lingue è spesso influenzato da una visione schematica e monolingue, ma la realtà è molto più complessa e interessante. Imparare una o più lingua non è un percorso lineare: è un processo articolato, sempre in evoluzione e influenzato da fattori sociali, comunicativi ed emotivi.

Concludendo, il fatto che un bambino mescoli vocaboli non significa affatto che non sia consapevole di parlare due lingue. La ricerca ha dimostrato che durante l’infanzia hanno già acquisito due sistemi linguistici diversi e sono consapevoli della grammatica di ciascuna. Il "Code Mixing" è dunque un fenomeno molto comune e passeggero. Tutti i bambini superano questa fase.